Senza dubbio almeno il novanta per cento delle foto subacquee sono realizzate con l'intervento, totale o parziale, della luce artificiale generata da un flash elettronico; che sott'acqua ci siamo molta o poca luce naturale, il lampo di un flash è comunque indispensabile per riprodurre fedelmente i colori di qualunque manifestazione di vita sottomarina. Con il flash elettronico, il fotografo porta in acqua tutta la luce che i raggi solari non sono in grado di garantirgli a causa dei vari fenomeni legati alle diversità fisiche dell'elemento liquido rispetto all'aria. Visto che questo mezzo d'illuminazione artificiale si è dimostrato così importante, la conoscenza delle sue caratteristiche di funzionamento, delle prestazioni e del corretto metodo d'uso deve essere quanto più approfondita possibile. Per ottenere l'esposizione ideale, sott'acqua non si misura la luce del flash come quella ambiente, ossia con un esposimetro; l'intensità dell'emissione luminosa di ogni flash (cioè la sua potenza) è un valore noto a cui si riferiscono tutti i calcoli e le valutazioni per determinare l'esposizione corretta della pellicola e di conseguenza delle immagini. Pur tuttavia bisogna considerare che l'intensità della luce di un flash va diminuendo progressivamente con l'aumentare del percorso necessario a raggiungere il soggetto da illuminare e lo fa in proporzione inversa al quadrato della distanza.
Osservando la figura, si rileva chiaramente come la luce che influenza un soggetto ad un metro di distanza dalla parabola del flash sia distribuita dal cono luminoso su una data superfice, per esempio un metro quadrato; a due metri di distanza, invece, la medesima luce si distribuisce su una superfice quattro volte maggiore, cosicchè lo stesso soggetto, illuminato alla distanza di due metri, riceverà solo un quarto dell'intensità luminosa generata dal flash. Nelle riprese fotografiche esterne (aria), per la determinazione della corretta esposizione delle immagini, questo concetto non può garantire gli stessi risultati delle riprese subacquee a causa della variabilità dei fenomeni di diffusione e assorbimento della luce, riscontrabile soprattutto nell'acqua di mare; tali fenomeni, peraltro, hanno maggiore influenza proprio quando aumentano le distanze dell'illuminazione. A questo punto possiamo tornare su quel "valore noto" con cui viene espressa la potenza di un flash: il Numero Guida. In pratica, si tratta di un'unità di misura (o più semplicemente di un numero) che corrisponde al valore del diaframma da usare per ottenere un'esposizione corretta di un soggetto, alla distanza precisa di un metro; il Numero Guida di ogni flash è sempre parametrato alla sensibilità 100 ISO della pellicola e a soggetti di media riflettenza alla luce. Il campione di riferimento è un cartoncino di colore grigio neutro, che nella scala delle tonalità, dal bianco al nero, ha una posizione intermedia e un coefficente di riflessione del 0.18%. Conoscendo l'esatto numero guida di un flash, con una semplicissima operazione, si possono determinare i diaframmi da usare a varie distanze di ripresa:
f(diaframma) = N.G.(numero guida) : distanza in mt.
Per esempio, con un flash N.G. 11 usato alle distanze di un metro, un metro e mezzo, due metri, tre metri, i diaframmi saranno rispettivamente f11 (11:1=11) f8 (11:1,5=7,3) f5.6 (11:2=5,5) f4 (11:3=3,8). Tornando al concetto espresso nella figura, appare chiaro come il raddoppio della distanza, da un metro a due metri, che riduce di quattro volte l'intensità della luce di un flash, corrisponda a una apertura del diaframma di due valori; infatti, tra le aperture di diaframma f5.6 e f11 passa una quantità di luce quattro volte maggiore.
Quando si usano pellicole di sensibilità diversa da 100 ISO, c'è un'altra operazione che si può fare per ottenere il diaframma corretto, per esempio alla distanza di un metro, per un flash di cui conosciamo il Numero Guida originale:
diaframma corretto = N.G. flash x sensibilità 50 Iso : a un metro 100
Se si usa una pellicola 50 ISO, un flash con N.G. 11 assume il nuovo valore di N.G. 8. Infatti:
N.G. 11 x 50 ISO : 100 = 7,07
In questi ultimi tempi, i costruttori di lampeggiatori elettronici subacquei dichiarano quasi sempre il Numero Guida "in acqua" anzichè "in aria", evitando così all'utente i calcoli necessari per la conversione all'uso acquatico. Seguendo una regola, seppur empirica e approsimativa, il Numero Guida "in acqua" dovrebbe essere un terzo di quello "in aria". Per esempio: N.G. 22 (aria):3=N.G. 7,3 (acqua), arrotondato a N.G. 8. Le misurazioni fatte dai costruttori, però, sono per lo più eseguite in acqua di piscina, che ha caratteristiche decisamente diverse da quelle dell'acqua di mare: le condizione di trasparenza di queste sono sempre molto precarie e variabili vista la presenza di corpuscoli e plancton in sospensione. In altre parole, ogni flash subacqueo dovrebbe venire testato direttamente da chi lo utilizza, nell'ambiente in cui dovrà poi operare; in questo modo si può ottenere sia il reale Numero Guida e il relativo diaframma alla distanza di un metro dal soggetto, sia gli altri valori espositivi per distanze inferiori o superiori utilizzando gli obiettivi normali o grandangolari, nonchè i diaframmi più adeguati all'uso di ottiche macro.
Un metodo pratico e soprattutto efficace per eseguire queste prove in acqua di mare, con condizioni di normale limpidezza, è il seguente: individuare soggetti, nè troppo chiari nè troppo scuri, che offrano possibilmente buone caratteristiche cromatiche.
La parabola del flash deve essere sullo stesso piano dell'obiettivo, senza modificare la sua posizione. Usare una pellicola 100 ISO; la prova può comunque essere ripetuta con una pellicola di sensibilità inferiore, meglio con quella che il fotografo una normalmente.
Eseguire prove differenziate: una con obiettivi o sistemi di ripresa macro, l'altra con ottiche normali e grandangolari. Chi lavora con reflex in custodia potrà usare un obiettivo macro partendo dalla sua minima distanza di messa a fuoco sino a 60 cm. dal soggetto: un grandangolare (18 o 16 mm.) per le distanze del soggetto comprese tra i 30 cm. e il metro, e un obiettivo normale (per esempio un 28 mm.) per le distanze superiori al metro. Chi lavora con Nikonos V impiegherà i tre tubi di prolunga accoppiati al 35 mm., il 20 mm., oppure il 15 mm. per le distanze comprese tra il metro e i 30 cm., e il 35 mm. per le distanze superiori al metro.
Per ognuna di queste prove, la prima serie di scatti, almeno quattro o cinque, va fatta alla distanza minore possibile dal soggetto, aprendo il diaframma di uno stop ad ogni foto successiva, a partire da quello più chiuso (f32 o f22); il tutto va ripetuto ad ogni variazione della distanza. Per gli obiettivi macro è utile variare la distanza obiettivo/flash e soggetto di soli dieci cm. circa (i tubi di prolunga hanno già una distanza di ripresa previssata); per le altre ottiche, invece, la variazione potrà essere limitata a circa 25-30 cm.. Man mano che le distanze aumentano, per una nuova serie di scatti si partirà da un diaframma più aperto del precedente.
Esempio 1.
Con un 105 mm./macro si esegue la prima serie di scatti su di un piccolo soggetto alla distanza di circa 20 cm. dall'oblò della custodia (corrispondenti ai 31 cm. di minima distanza di messa a fuoco di quest'ottica, riferiti al piano pellicola) con diaframma f32-f22-f16-f11 in successione; la seconda serie, a 30 cm. dal soggetto, con diaframma f22-f16-f11-f8, ancora in successione, e la terza serie, da 40 cm. di distanza, con diaframma f16-f11-f8-f5.6, e così via. Va ricordato che gli obiettivi macro e i tubi di prolunga esprimono i diversi rapporti di ingrandimento con una limitata variazione delle distanze di ripresa; questi assorbono una quantità di luce decisamente superiore alle altre ottiche, un buon motivo, in queste prove specifiche, per variare la distanza di solo 10 cm. tra una serie di scatti e l'altra.
Esempio 2.
Con un 35 mm. Nikonos per la prima serie di scatti ad un metro dal soggetto, si potranno usare, di seguito, i diaframmi f16-f8-f5.6; per la seconda serie, ad un metro e 30 cm. la successione degli scatti sarà con f11-f8-f4-f2.8.
C'è ancora una considerazione importante da fare sulla valutazione delle distanze. Premesso che il percorso della luce si sviluppa sulla distanza reale flash-soggetto-obiettivo, il fotografo in immersione valuta una distanza che è apparente ed è del 25% inferiore a quella reale. Quello che ciò valutiamo essere a una distanza di un metro si trova, in realtà, ad un metro e 30 cm.. Non essendo, inoltre, sempre chiaro se il N.G. di un flash dichiarato dal costruttore sia riferito alla distanza reale o a quella apparente, concludiamo dicendo che con queste prove è possibile ottenere i valori espositivi riferiti alle distanze apparenti, proprio quelle che il fotosub vede e valuta.