La corretta esposizione

L'obiettivo è l'elemento fondamentale della ripresa fotografica. Esso rappresenta, infatti, il primo e indispensabile anello della catena di tutto il processo fotografico, poichè raccoglie la luce riflessa dal soggetto e la convoglia sulla pellicola. Lo si potrebbe definire un sistema ottico, in quanto costituito da un gruppo di lenti positive e negative, tutte differenti per forma (concava o convessa di varie curvature) e caratteristiche ottiche, incollate tra loro e con le rispettive superfici opportunamente trattate, per ridurre la riflessione e la relativa perdita di luminosità allo scopo di migliorare la brillantezza dell'immagine.

Osserviamo lo schema della figura 1, che mostra tre soggetti di diversa colorazione illuminati da un flash di N.G.8: solo l'immagine del pesce arancione (colore di medio assorbimento) risulta esposta correttamente, mentre quella del pesce giallo è evidentemente sovraesposta e quella del pesce rosso mostra una evidente sottoesposizione. In quest'ultimi due casi la corretta esposizione si sarebbe potuta ottenere orientativamente modificando di uno stop il valore del diaframma base: più aperto per il pesce rosso e più chiuso per quello giallo. Per l'esposizione di un soggetto vale il concetto di percorso totale della luce, ovvero la somma delle distanze flash/soggetto e soggetto/obiettivo: ciò significa che una corretta esposizione può anche essere effettuata senza intervenire sull'apertura o sulla chiusura del diaframma, ma avvicinando o allontanando la parabola del flash dal soggetto. In questo modo aumenta o diminuisce il percorso della luce e quindi la sua intensità (come si nota nella figura 2).

L'esperienza e la pratica si rilevano di notevole aiuto per gestire nel migliore dei modi l'illuminazione dei soggetti più chiari o più scuri, oppure quelli che devono essere necessariamente ripresi più o meno distanti dall'obiettivo. Se l'esposizione del soggetto deve essere prioritaria, il risultato ottimale si dovrebbe ottenere usando il diaframma più chiuso possibile, per migliorare, allo stesso tempo, la profondità di campo e la definizione dell'immagine. É anche vero, però, che chi usa il flash in TTL (lettura attraverso il diaframma dell'obiettivo della luce emessa con intervento di parzializzazione della sua intensità) può ottenere sempre la corretta esposizione del soggetto, specialmente nelle riprese macro o ravvicinate (e non solo queste), ma spesso a scapito della profondità di campo e della definizione dell'immagine. Infatti, l'uso comune del TTL, con la parabola del flash che viene posizionata e mantenuta, il più delle volte, sullo stesso piano della macchina fotografica, spesso si sceglie un diaframma di media apertura (f5.6 o f8, per le riprese di soggetti relativamente vicini, e f11 o f16, per le macro) valutata, comunque, per eccesso, perchè ci si affida alla correzione automatica dell'esposizione. Non è poi conveniente, e si dimostra del tutto inutile, cercare posizioni del flash troppo laterali rispetto all'obiettivo e al soggetto: esse, infatti, determinano l'aumento del percorso della luce con il rischio di sottoesposizione del soggetto e la necessità di diaframmature troppo aperte. Per riassumere, possiamo affermare che, nelle riprese macro e nelle ravvicinate (quelle, cioè, eseguite con i tubi di prolunga e, soprattutto, con le ottiche in custodia), è sempre meglio puntare sul percorso più breve della luce per ottenere il miglior risultato espositivo e fotografico. Nelle riprese con ottiche grandangolari, invece, va anche valutata la copertura luminosa dell'immagine e qualche altro aspetto: per esempio, l'eventuale presenza di sospensione. Ecco perchè è consigliabile considerare diversamente la posizione della fonte luminosa e far fare un percorso maggiore alla luce. C'è un altro aspetto, quello legato alla rifrazione dell'acqua, che in alcuni casi può creare un problema nell'illuminazione del soggetto: si tratta dell'immagine apparente, un fenomeno che il fotografo subacqueo non sempre considera nel puntamento della parabola del suo flash in direzione del soggetto. É ovvio che ciò interessa riprese di soggetti non troppo vicini , quelli, per intenderci, a una distanza apparente di almeno 50, 60 centimetri.

La figura 3 mostra chiaramente come il puntamento sull'immagine apparente (la regolazione della distanza sull'obiettivo si effettua correttamente proprio sull'immagine apparente, ma sott'acqua l'ottica si comporta come il nostro occhio dietro la maschera) provochi un'immagine parziale del soggetto perchè esso, nella realtà, si trova più lontano; e, quanto è maggiore la distanza, tanto più influente risulterà l'errore di puntamento, compensato in parte se l'angolo di illuminazione del flash è maggiore dell'angolo di campo dell'obiettivo.
Per evitare di commettere questo errore, il fotografo subacqueo dovrà dunque puntare la parabola del flash oltre l'immagine che vede, in modo da illuminare completamente il soggetto che si trova ad una distanza di un terzo superiore di quella stimata.