| Che cosa può valorizzare un'immagine fotografica se non il soggetto che l'autore sceglie per esprimere un efficace messaggio visivo, mirato a suscitare il maggiore interesse possibile? Dopo aver già percorso l'argomento della fotografia subacquea per gli aspetti tecnici è opportuno ora soffermarsi anche sulla ricerca e sulla selezione di situazioni e soggetti da inserire all'interno dell'inquadratura per rendere un'immagine, nel nostro caso subacquea, più interessante e, perché no, più bella. Prendiamo in considerazione i possibili soggetti fotografici. Un raggio di luce, un grande predatore marino, un semplice pesciolino o un minuscolo gamberetto, la maestosità di una grotta o il mistero e la drammaticità di un relitto, il grande ventaglio di una gorgonia: sono alcuni elementi protagonisti delle immagini subacquee che si fanno ammirare. Iniziamo proprio da quello che in una foto subacquea può essere definito il soggetto per eccellenza: il pesce.
Un branco di barracuda, di ricciole, di platax o di semplici castagnole rappresentano certamente immagini accattivanti e spesso spettacolari. Il fotosub non può mancare tali occasioni in cui gli sono necessarie doti di acquaticità, riflessi pronti e capacità operative per inquadrare adeguatamente un gruppo di pesci che si sposta con rapidità e modifica continuamente quota e direzione, valutando al medesimo tempo l'esposizione corretta e la migliore posizione del flash variandola di volta in volta, in modo da non influenzare frontalmente la superfice riflettente dei soggetti. Il mezzo fotografico ideale per queste riprese dinamiche è una macchina anfibia ( Motomarine, Nikonos, ecc. ), che, per l'estrema maneggevolezza e le dimensioni ridotte, rende molto più facile e agevole il lavoro del fotosub. Nel caso, poi, della Nikonos, che offre la possibilità di scegliere tra le sue ottiche intercambiabili, un obiettivo grandangolare (come il 20 mm. o il 15 mm., rispettivamente con angoli di campo da 79 e 94 gradi) è la migliore soluzione per avvicinare un folto gruppo di pesci e riprenderli tutti a breve distanza. In una foto d'azione di questo tipo, dove i soggetti si spostano continuamente, è difficile valutare di volta in volta le distanze di ripresa intervenendo sulla messa a fuoco e conteporaneamente sull'apertura del diaframma, senza perdere la concentrazione sull'inquadratura.
Un'ottica grandangolare (questa possibilità è offerta soprattutto dal 15 mm.) dà il vantaggio di operare con un valore di messa a fuoco prefissato, sfruttando la sua estesa profondità di campo. per esempio, con un'apertura media del diaframma f8, si riesce a mantenere un accettabile fuoco su soggetti che si muovono entro uno spazio compreso tra il mezzo metro e l'infinito.
Anche se di maggiori dimensioni e meno maneggevoli della Nikonos, le custodie per le reflex autofocus sono operativamente idonee alla ripresa dei gruppi di pesci, sempre che il fotografo le utilizzi (in queste particolari occasioni) con disinvoltura e semplificando soprattutto la gestione della luce artificiale, che dovrebbe essere limitata a un solo flash, anche quando si usa un grandangolo spinto.
Un'altra immagine che provoca sempre forti emozioni è il primo piano di uno squalo ben inquadrato e illuminato. É un soggetto dal comportamento imprevedibile, fatto anche di brusche e repentine accellerazioni e di cambi di direzione. Ancora una volta la Nikonos, equipaggiata con un 28 mm. o un 20 mm., si dimostra molto efficace per riprodurlo su fotogramma in modo sufficientemente evidente, anche se la contenuta profondità di campo (specie nel 28 mm.) obbliga il fotografo ad un'accurata valutazione della distanza di messa a fuoco. Con una reflex in custodia, invece, questa operazione è facilitata dal sistema di inquadratura diretta e dall'autofocus dell'obiettivo, che in questo caso, potrebbe essere uno zoom 28/70 mm., in grado di realizzare pure primi piani efficaci (naturalmente con la focale più lunga).
Tra i soggetti che ogni fotosub vorrebbe aver incontrato e fissato sulla pellicola, c'è lo squalo balena, il pesce più grande che vive nelle acque marine del nostro pianeta. Le sue sono dimensioni da fish-eye, il quale, con i suoi 170 gradi di angolo di campo, è in grado di inquadrarlo tutto intero sul mirino della macchina. Anche in questo, oltre alle capacità fotografiche, è necessario mettere in campo una buona dose di acquaticità, poiché l'incontro con lo squalo balena avviene sempre in acque libere, il più delle volte in superfice, o a pochi metri di profondità, e, per riprenderlo, bisogna rincorrerlo a forza di pinne e con ripetute sommozzate in apnea per avvicinarlo.
Occasioni simili sono gli incontri con le mante: come gli squali (compreso il balena), oltre per l'inquadratura e la messa a fuoco, esse possono creare problemi di illuminazione, specie se si usa il flash. Infatti, per la colorazione del dorso (quello della manta è completamente nero) in netto contrasto con quella molto chiara del ventre e della bocca, se il fascio luminoso non è ben dosato e direzionato, una parte dell'immagine presenterà una sovraesposizione molto evidente.
La disponibilità dei pesci a farsi avvicinare dal fotografo (soprattutto quelli abituati alle discese dei sub nel loro habitat) rende molto più facile la realizzazione di belle immagini in cui la sagoma completa o il primo piano del mezzo busto di uno di questi soggetti riempia tutto il fotogramma. E specialmente sui fondali dei mari tropicali, dove la fauna è ricca e presente anche a pochi metri di profondità, ci sono le occasioni ideali per fotografare uno o più pesci in gruppo, o fare un bel ritratto. Per realizzare i ritratti dei pesci, il mezzo ottico indicato è un obiettivo di media focale, preferibilmente di 60 mm. in versione macro in custodia, che facilita il lavoro del fotosub grazie a un rapporto di ingrandimento che permette di inquadrare un gatterinus o uno Pterois volitans interi e a pieno fotogramma, una cernia ripresa di tre quarti, il muso di un sarago o di un pesce pappagallo, a una distanza relativamente corta, ma tale da non disturbare il pesce, con una perfetta inquadratura e messa a fuoco del soggetto garantite dalla visione reflex e dall'autofocus.
Chi dispone di una Nikonos, invece, può ottenere risultati più che soddisfacenti con il 35 mm. o il 28 mm. (sott'acqua aumentano di circa un terzo il valore focale per effetto della rifrazione dela luce), sempre che l'esecuzione dell'inquadratura attraverso il mirino ottico e la valutazione della distanza per la messa a fuoco del soggetto siano particolarmente accurate.
Per fotografare i pesci si rivelano fondamentali anche le capacità del fotografo di avvicinare gli animali marini, la prontezza nello sfruttare quelle occasioni che poi difficilmente si ripetono, la conoscenza del loro comportamento e dei posti d'immersione dove poterli incontrare.
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