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L'acqua, a parte forse quella cristallina di un laghetto di montagna, difficilmente garantisce la trasparenza necessaria (che c'è, invece, nell'aria tersa e pulita) per ottenere immagini fotografiche perfettamente nitide. Tra gli elementi che rendono più difficili le immagini subacquee, rispetto a quelle fatte all'aria aperta, c'è la sospensione, un effetto fastidioso, purtroppo spesso presente durante le nostre immersioni, che può incidere in modo determinante sul risultato delle immagini. Soprattutto quando i fastidiosi pallini bianchi, che tutti ben conosciamo, sono presenti massicciamente, il fotografo subacqueo deve saper gestire, e con attenzione, l'illuminazione artificiale dei soggetti in primo piano, usando il flash elettronico nel modo più opportuno e adeguato a ogni situazione. In casi estremi, la quantità e il tipo di sospensione possono consigliare addirittura di rinunciare all'intervento del flash, spingendo il fotografo ad affidarsi, ove possibile, esclusivamente all'illuminazione naturale. E poi c'è anche un altro grosso problema. Non sempre la sospensione si vede a occhio nudo: spesso compare, purtroppo, soltanto dopo che la pellicola è stata impressionata e ce ne si accorge al momento dello sviluppo delle fotografie. Di questo fatto c'è una spiegazione: la blanda diffusione della luce ambiente avvolge i minuscoli elementi in sospensione senza evidenziarli molto, mentre il fascio di luce concentrato, e molto più intenso, generato da un flash elettronico li rende perfettamente visibili e ben evidenti sull'immagine. Ecco perché, in certi casi, sarà da preferire una foto corretta e pulita, seppure monocromatica, in sola luce ambiente, a un'immagine colorata, ma penalizzata dall'inestetica nuvoletta di pallini bianchi. Quest'ultima, infatti, anche se si evidenzia su una modesta porzione della foto, rappresenta comunque una vera stonatura. Ma questo è un caso limite. Vediamo, invece, quali sono gli accorgimenti tecnici e operativi con i quali potremo ovviare al problema della sospensione. La prima constatazione da fare coinvolge, ancora prima della tecnica dell'uso del flash, la scelta delle ottiche: minore spessore d'acqua si frappone tra obiettivo e soggetti da illuminare e minore influenza avrà , ovviamente, l'effetto negativo della sospensione. Per le riprese d'ambiente, più specificatamente per quelle in luce mista (parte in luce naturale e parte in luce artificiale), le ottiche ideali per avvicinare i soggetti sono le supergrandangolari da 90 gradi (15 mm. Nikonos e corrispettivo della Sea&Sea, il 20 mm. in custodia), da 110 gradi (14 mm. Sigma in custodia) e, soprattutto, i fisheye da 170 gradi (12 mm. Sea&Seanper Nikonos V, 13 mm. della Nikon RS e 16 mm. in custodia). Lo stesso risultato fotografico lo si raggiunge con gli obiettivi di lunga focale in versione macro usati per riprese molto ravvicinate. E, a proposito dell'uso di queste ottiche, è chiaro che, se la presenza della sospensione è molto accentuata, si potrà fare poco per controllarla e, quindi, non si sbaglierà di certo ripiegando sulle riprese macro. Detto questo, possiamo finalmente andare a vedere la tecnica d'uso del flash, soffermandoci su alcuni accorgimenti che possono evitare, o perlomeno limitare, gli effetti negativi del fenomeno della sospensione. Consideriamola, innanzi tutto, per quella che è: pallini di piccolissime dimensioni che si trovano sul percorso della luce del flash; quando ricevono un'illuminazione frontale, producono una riflessione luminosa verso l'obiettivo. Le conseguenze sono due: la prima si manifesta visibilmente sul fotogramma, a volte anche con una sorta di effetto alone intorno alle particelle illuminate, che le rende ancora più evidenti (si tratta, praticamente, di una riflessione del diaframma di apertura dell'obiettivo). La seconda conseguenza è la riduzione della quantità di luce che dovrebbe raggiungere i soggetti per illuminarli, a scapito, conseguentemente, di una corretta esposizione dell'immagine. Più la parabola del flash è in posizione frontale rispetto al soggetto, tanto maggiore evidenza assumeranno i corpuscoli che si trovano in acqua, in funzione della loro quantità e della riflessione che producono. Ancora più determinante, allora, diventa la distanza flash/soggetto, così come quella tra soggetto e obiettivo. Ed è proprio modificando la distanza e la posizione del flash, diversificando la direzione del fascio di luce sul soggetto, che si può mitigare il problema (in alcuni casi addirittura risolverlo), come vediamo più chiaramente spiegato e descritto nelle figure 1, 2 e 3. In sintesi, gli aspetti e gli interventi più funzionali e determinanti in caso di sospensione sono: minore quantità d'acqua tra obiettivo, flash e soggetto, direzionamento inclinato della luce con un angolo ideale di 45 gradi rispetto all'asse macchina/soggetto; infine, molto importante, posizione adeguata del flash rispetto al senso verticale od orizzontale di ripresa (senso del fotogramma). Analizziamo l'utilità di quest'ultimo provvedimento. Capita spesso di trovare presenza di sospensione solo sui bordi laterali o sulla parte superiore o inferiore del fotogramma, anche se durante la ripresa l'acqua sembrava pulita. La figura 4 spiega nel dettaglio il motivo per cui è preferibile tenere la parabola del flash sempre in corrispondenza del lato più lungo del fotogramma. In sostanza, quando si riprende con la macchina in orizzontale, il flash verrà usato dall'alto verso il basso, o viceversa; se la macchina lavorerà in senso verticale, il flash direzionerà il suo fascio luminoso da una posizione laterale (da destra o da sinistra). Va fatta però una precisazione sull'opportunità di direzionare la luce del flash da una posizione estremamente laterale e avanzata rispetto all'obiettivo. Nell'applicazione pratica di questa tecnica bisogna prestare molta attenzione a evitare, per esempio, rischi di sottoesposizione nel caso di posizione eccessivamente laterale del flash, con il relativo aumento del percorso della luce. Se troppo avanzato, invece, la sagoma della parabola potrebbe entrare nel campo di ripresa dell'obiettivo, specialmente nell'uso dei supergrandangolari. Con i fisheye da 170 gradi, per esempio, è quasi impossibile l'attuazione di questa tecnica: infatti, per evitare che i raggi estremi del fascio luminoso del flash entrino all'interno dell'ampio oblò della custodia, la parabola dell'illuminatore elettronico deve essere sempre un pò arretrata rispetto all'oblo stesso. Certo è che questo limite operativo viene ampiamente compensato dalla distanza di ripresa, che con quest'ottica è molto più ravvicinata rispetto a quella consentita da altri grandangolari.
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